Xylella

 

Lettera di
solidarietá della Germania e Nord-Italia…

Quello che state vivendo ci appare uno scenario molto fosco. Noi gruppi ambientalisti, cooperative agricole biologiche e iniziative civiche sparse dal mar Baltico al Veneto abbiamo letto con sorpresa e costernazione dell’ordine targato UE che vi impone trattamenti estensivi con agenti antiparassitari. Ci sembra che ci siano troppi interessi in gioco che complicano la situazione e hanno risvolti nocivi per la salute generale.
Questo quadro difficile può provocare la nascita o l’inasprimento delle contrapposizioni tra agricoltori e apicoltori biologici e i loro colleghi che impiegano tecniche tradizionali.
Noi siamo convinti che le soluzioni siano da ricercare esclusivamente in un approccio di tipo biologico. Un trattamento con prodotti agrochimici non solo minerebbe la sopravvivenza dei produttori biologici, ma minaccerebbe sul breve, medio e lungo periodo la salute collettiva: da quella delle persone a quella di tutti gli esseri viventi, passando per terreno, acqua, aria e naturalmente cibo. Solo i grandi gruppi agrochimici beneficiano di questa situazione; agendo a grande distanza dalla vostra regione, la stanno trasformando in un loro nuovo campo di gioco destinato a essere danneggiato in modo estensivo e permanente.
Dopo anni di studi e impegno, oggi ci è chiaro che i pericoli correlati all’uso dei pesticidi sono di gran lunga superiori ai vantaggi immediati. Cancro, alzheimer, parkinson e botulismo sono solo alcune delle malattie ricollegabili alla diffusione dei trattamenti agrochimici; l’impoverimento della biodiversità è giudicato da numerosi scienziati una minaccia peggiore persino dei cambiamenti climatici.

Vi auguriamo che si imponga presto un approccio di tipo biologico per affrontare la vostra situazione. E vi auguriamo che voi tutti insieme, apicoltori e agricoltori sia biologici sia convenzionali, sappiate trovare una soluzione al vostro problema che sia sostenibile per gli uomini, gli animali e l’ambiente. Sappiamo che per raggiungere questo risultato serve una forte convinzione, spesso contrastata dagli interessi forti dell’industria agrochimica e della politica. Per questo è fondamentale che la popolazione venga sensibilizzata ed è fondamentale che pretendiate di avere il tempo per condurre una adeguata ricerca sulle cause della malattia e per avviare una fase di test delle misure biologiche più adatte.
La politica delle monocolture estensive che prevedono l’impiego di pesticidi è vicina alla sua fine, benché l’Unione europea sembri non rendersene conto né, tanto meno, ne disincentivi l’uso. Solo l’agricoltura biologica può garantire un ciclo sostenibile, nel quale convivano e traggano il giusto profitto tutti gli attori coinvolti: agricoltori, abitanti, turisti, economia e ambiente. Dobbiamo prenderci la responsabilità dell’ambiente in cui viviamo!

Con sincera vicinanza

Iniziativa civica Landwende e campagna „Ackergifte? Nein, Danke!“ (Pomerania Anteriore Orientale, D)
L’iniziativa civica “Landwende” (La svolta) è nata nel 2001 nel Nord della Germania come reazione a un esteso avvelenamento da erbicidi. La campagna “Ackergifte? Nein Danke!“ (Pesticidi? No, grazie!) si concentra sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica in merito ai pericoli dei prodotti agrochimici. www.landwende.de e www.ackergifte-nein-danke.de

PAN-Germany
PAN-Germany è la ramificazione tedesca, attiva dalla prima ora, di Pesticide Action Network (PAN), un network di oltre 600 istituzioni, organizzazioni non governative e individui che opera dal 1982 per minimizzare gli effetti negativi dei pesticidi pericolosi e promuoverne la sostituzione con alternative più ecologiche. Organizza manifestazioni, pubblica ricerche studi e segue attività di lobbying e sensibilizzazione. PAN-Europa è attiva dal 1987.
www.pan-germany.org

Agrar Koordination (D)
Agrar Koordinazion (Coordinamento agrario) è una iniziativa che opera nell’ambito della formazione agraria, politico-ambientale e di sviluppo. L’intento è di promuovere una agricoltura che assicuri nutrimento sia al Nord sia al Sud del mondo e rispetti l’ambiente. La campagna attualmente in corso promuove il divieto dei gli solfati e una riforma profonda nell’uso di pesticidi e diserbanti.
http://www.agrarkoordination.de/projekte/roundup-co

Associazione tutela ambientale Val Venosta (Val Venosta, Alto Adige, I)
L’associazione tutela ambientale Val Venosta è attiva dal 1981 per il mantenimento della qualità della vita e la tutela dell’ambiente. In reazione alla minaccia di estensione in Alta Val Venosta della coltivazione intensiva di mele, dal 2010 l’associazione si è mobilitata per un referendum contro i pesticidi. Numerose le iniziative di sensibilizzazione pubblica al suo attivo. https://umweltvinschgau.wordpress.com

Iniziativa civica Adam & Epfl (Val Venosta, Alto Adige, I)
L’iniziativa civica Adam & Epfl (Adamo e la mela) è nata nel 2010 con l’intento di ripensare il futuro dell’Alta Val Venosta senza la frutticoltura intensiva. Grazie a varie attività, tra le quali l’evento annuale “Paradiso Alta Val Venosta. Un giorno nel segno della seduzione”, l’iniziativa attira l’attenzione sui prodotti locali, sui cicli di produzione regionali e sulle peculiarità del paesaggio culturale. www.adamundepfl.net

Comitato promotore del referendum “Malles comune libero da pesticidi“ (Comune di Malles in Venosta, Alto Adige, I)
Il comitato si è costituito nel 2013 per promuovere un referendum popolare contro i pesticidi unico nel suo genere in Europa perché riguardava non solo i terreni del Comune, ma tutto il territorio comunale destinato a uso agricolo. Il referendum si è svolto nel settembre del 2014: ha votato circa il 70 per cento degli aventi diritto e di questi il 75 per cento si è espresso contro l’uso dei pesticidi.

Iniziativa civica Hollawint (Alta Val Venosta, Alto Adige, I)
Nata nel 2013 in concomitanza con il referendum “Malles comune libero da pesticidi“, l’iniziativa Hollawint ha animato numerose azioni rivolte al grande pubblico. www.hollawint.com

PAN-Italia
Sede italiana, fondata nel 2013, di Pesticide Action Network (PAN), un network di oltre 600 istituzioni, organizzazioni non governative e individui che opera dal 1982 per minimizzare gli effetti negativi dei pesticidi pericolosi e promuoverne la sostituzione con alternative più ecologiche. Organizza manifestazioni, pubblica studi e segue attività di lobbying e sensibilizzazione. PAN-Europa è attiva dal 1987. www.pan-italia.it

Unione Coltivatori Alternativi (Val Venosta, Alto Adige, I)
L’Unione Coltivatori Alternativi è nata nel 1987 e raccoglie agricoltori di tutto l’Alto Adige. La più piccola associazione di agricoltori biologici si è impegnata per il referendum “Malles comune libero da pesticidi“ con iniziative proprie e sostegno agli altri gruppi.
www.biosuedtirol.it

Gruppo Alce Nero – Prodotti biologici (Bologna, Emilia-Romagna, I)
Alce Nero è il marchio di oltre mille agricoltori e apicoltori biologici, impegnati, dagli anni ’70, in Italia e nel mondo, nel produrre cibi buoni, sani e che nutrono bene. I prodotti biologici Alce Nero nascono da un’agricoltura che si fa custode della terra, rispettandone ogni componente, che sia vegetale, animale o umana.  Nessun utilizzo di sostanze chimiche di sintesi come pesticidi ed erbicidi, scelta di terreni vocati, lavorazioni che esaltano le caratteristiche organolettiche e nutrizionali delle materie prime: questi i criteri che contraddistinguono il marchio Alce Nero. Al centro il sapere degli agricoltori, un patrimonio prezioso che si riflette in ogni ingrediente, dal pomodoro naturalmente ricco di licopene, al grano Senatore Cappelli con il suo stelo lungo, fino all’olio extravergine di oliva. Le oltre 250 referenze Alce Nero si possono acquistare in circa 30 paesi del mondo, in Europa, Asia, America e nel nuovo negozio online: www.alceneroshop.com

Cooperativa agricola biologica El Tamiso (Padova, Veneto I)
Cooperativa di produttori agricoli che praticano solo agricoltura biologica dal 1984, ricercando sempre una chiara identità di interessi con il cittadino consumatore finale. E‘ molto conosciuta a Padova, a Venezia e dintorni dove vende al pubblico , o all’ingrosso in tante parti d’Italia. Collabora anche con molti GAS (Gruppi di Acquisto Solidale)

Bioland Verband Südtirol
www.bioland-suedtirol.it


Primavera silenziosa – Report / 3.4.2015 / Süddeutsche Zeitung /
traduzione nostra/

http://www.sueddeutsche.de/wirtschaft/report-stummer-fruehling-1.2421575
E’ così silenzioso in Puglia. Le api mellifere stanno scomparendo – minacciate dai parassiti, dall’industria e ora dall’UE.
Di Ulrike Sauer. Lecce.

Il menu non offre molto agli animali: piccola acetosella, eruca, calendula, bianco asfodelo, fiori di mandorlo. Singoli tocchi di luce colorata filtrano appena tra gli uliveti della penisola nell’estremo sud-est d’Italia, il Salento. Marzo è iniziato insolitamente freddo, e così le colonie di api nel sud del paese sono ancora piccole. Daniele Greco gli dà una mano. L’apicoltore nutre le sue famiglie con zucchero di canna biologico, mettendo loro sul telaio del nido il sacchetto riempito di acqua dolce e marrone. “Se divorano tutto è un buon segno”, dice alla vista del sacco perfettamente leccato e chiude con attenzione il coperchio dell’alveare. I segni buoni sono diventati un’eccezione nella vita quotidiana di Greco. La sua frustrazione cresce.
La morte delle api minaccia l’esistenza stessa dell’uomo di Lecce, la magnifica città barocca nel sud della Puglia. 25 anni fa Greco – aveva 24 anni – fondava con mezzi modesti l’apicoltura Il Giglio. Per lui il 2014 è stato l’anno peggiore fino ad ora. La produzione è crollata. Ha rifornito la cooperativa solo di 13 barili di miele da 300kg. L’anno prima, aveva venduto 35 barili. Ed anche quella era una resa piuttosto modesta. Greco batte sul suo carretto bianco le 15 piazzole dei suoi alveari. Può fare un lungo elenco di ciò che riduce gli sciami così. I pesticidi, il pericoloso parassita Psilla, il batterio Xylella, i pesticidi dalla Germania, le monocolture. I laboriosi animali si fanno ormai così rari, che gli apicoltori italiani diventano vittime di ladri di api. La sua attività soffre in modo particolare con la Psilla, un parassita dall’Australia, che attacca l’eucalipto e gli toglie la fioritura. Cinque anni fa gli alberi smisero improvvisamente di fiorire. Quella fu una perdita amara. L’eucalipto con la sua fioritura tardiva teneva occupate le api mellifere e preservate dalla fame nel mese di giugno e luglio, quando l’Italia meridionale si inaridisce. L’albero profumato permetteva ai 100 apicoltori della penisola salentina un secondo raccolto. Da allora in poi è rimasto per loro solo il miele di primavera, che le api fino a maggio riescono a produrre dal nettare dei fiori.
L’ unico antagonista che può uccidere la Psilla vive esclusivamente in Australia. Non si vuole introdurre in Europa il Psyllaephagus bliteus. Il piccolo scarabeo è sottoposto a divieto UE sulle importazioni dei parassiti esotici. “Un paradosso di Bruxelles,” si lamenta Greco per essere costretti a infrangere le regole.
Nel 2012 è apparso ups! il divoratore della Psilla in Italia, esattamente in Sardegna. Greco racconta che l’eucalipto lì è fiorito di nuovo l’anno scorso. Adesso lui spera che l’albero anche in Salento mantenga molto presto ciò che il suo nome promette: Eu in greco sta per buono, calipto (kalyptain) significa coperto di fiori. Tuttavia, la migrazione dell’assassino della Psilla da solo non è sufficiente a risollevare l’umore di Greco. I suoi pensieri ora ruotano sempre intorno alla Xylella, il batterio assassino. Lo scenario che lui teme è apocalittico. “La minaccia è l’attacco finale alle api,” dice, la decisiva battaglia escatologica. L’armageddon per le 700 popolazioni che gli sono rimaste.
All’inizio del 21° secolo avviene alle api come ai protagonisti dell’ eco-thriller “The Swarm”. Nelle mille pagine di Frank Schätzing emerge una minaccia esistenziale da una misteriosa forma di vita marina dopo l’altra, così come il turbato equilibrio dell’ambiente mette a dura prova le api stressate in maniera sempre nuova.
Il mondo delle api è complesso così come è sensibile. Daniele Greco – 49 anni – è una persona mite. La calma è la caratteristica più importante nella sua professione. Ma lui ha davvero fretta di cominciare con l’allevamento. Quanto prima Greco è in grado di offrire le sue regine sul mercato nordeuropeo, tanto più alto è il prezzo che riesce ad ottenere. Fino a 17 euro ad esemplare. Ma per l’allevamento fa ancora troppo freddo.
„La chimica non ci aiuta nel bisogno, a cui la chimica stessa ci ha portato.“
„Non si può forzare la natura“ dice Greco. Ed ora questo: dietro sollecitazione dell’Unione europea a maggio il Salento deve diventare un campo di battaglia chimico. È essenziale fermare il nemico: la fastidiosa Xylella, un batterio che viene ritenuto il responsabile della morte rapida e progressiva degli ulivi nel Salento. La notizia ha allertato Bruxelles. Una diffusione del patogeno al nord deve essere evitato a tutti i costi. Contro la Xylella le autorità sono impotenti. Pertanto i riflettori sono rivolti necessariamente sul suo vettore, il Philaenus spumarius che è molto diffuso. Per questo è stato messo da parte il commissario di emergenza. Per la prima volta in Italia è stata mobilitata la protezione civile per la lotta antiparassitaria. Il Dipartimento per la protezione delle biodiversità della regione Puglia impone a tutti i proprietari l’acquisto e l’uso del veleno. Tra maggio e agosto dovrà essere utilizzato un insetticida per contenere l’infestazione. A nord di Lecce è stata tirata una linea tra il Mar Ionio e il Mar Adriatico, che attraversa la penisola salentina. Una zona cuscinetto al di sopra della linea separa la zona epidemica dal resto d’Europa. Al di sotto ora 95.000 ettari di uliveti attendono la doccia di veleno. Naturalmente a Bari, capoluogo regionale, giunge la resistenza:
„La chimica non ci aiuta nel bisogno, in cui la chimica stessa ci ha messo“ ha detto Cristian Casili, agronomo e architetto del paesaggio di Nardò.
Ciò che per lui e gli ambientalisti è uno scenario da incubo, rappresenta per la società tedesca Bayer un affare lucrativo. Si tratta altresì anche di questo.
Sulla lista die prodotti raccomandati per la lotta alla Xylella a Bari si trova al primo posto proprio
l’imidaclopride, sviluppato dalla Bayer nel 1985. Oggi è uno dei prodotti più venduti della Bayer Cropscience. In Italia è noto sul mercato col nome di Confidor®. Appartiene al gruppo dei neonicotinoidi, l’uso dei quali è stato fortemente limitato 15 mesi fa dalla Commissione Europea. I neonicotinoidi sono ritenuti corresponsabili dell’estinzione di massa delle api.
Comunque la si voglia mettere, le api perdono sempre.
Il problema con le api troverà spazio anche alla Fiera Mondiale. Per la prima volta in 164 anni, l’Expo è dedicata al tema „alimentazione“.
Inizia il 1° maggio con il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Come si può assicurare l’alimentazione dell’umanità di fronte alla crescita della popolazione, al cambiamento climatico e al degrado ambientale? 145 nazioni vogliono presentare le loro risposte. Questo ha molto a che vedere con la battaglia di Greco. La sopravvivenza delle api incide non solo sulla disponibilità del divino cibo, il miele. Dopo il manzo ed il maiale, l’ape è il terzo animale da allevamento più importante per l’uomo. A livello mondiale, più di un terzo dell’alimentazione umana dipende dalle api. “Il cibo interessa un po’ tutti”, dice Birgit Schultz. A Stoccarda, ha sviluppato con l’agenzia di eventi Milla & Partner, il progetto del padiglione tedesco.
Questa volta non si tratta dell’abituale braccio di ferro delle società industrializzate. L’Italia, paese ospitante, esige pensiero ed azione. L’obiettivo è ambizioso: i governi dei paesi partecipanti devono sottoscrivere una Carta di Milano, che in qualità di convenzione quadro vincolante dia una spinta ad un cambiamento nella nutrizione e nell’agricoltura. Come una volta è già stato per il protocollo di Kyoto in materia di politica energetica.
Ciò che bisogna salvare, è una dipendenza atavica. Cento milioni di anni fa, l’ape ha stretto un solido partneriato con il fiore. Uno non può esistere senza l’altro. Perché si formino i semi, i fiori hanno bisogno di un aiuto che pagano con nettare e polline. Con i suoi voli-raccolta l’ape succhia il dolce succo dal fondo del fiore. Il suo corpo peloso si riempie così di polline. Entrambi i partner hanno raggiunto il loro obiettivo: la pianta viene fecondata, l’ape è sazia.
Meno api, meno piante, meno cibo, meno vita.
Con la sua proverbiale operosità l’insetto visita un centinaio di fiori a volo e opera una decina di voli-raccolta al giorno. Un’unica popolazione può impollinare 20 milioni i fiori al giorno – una prestazione insostituibile.
Oggi l’uomo pone una fine a questo partneriato, di cui tanto beneficia. Quanto la questione sia controversa è mostrato dalla Cina: Là i coltivatori nelle loro avvelenate piantagioni di mele sono costretti a salire sugli alberi e a spennellare polline con una piuma su ogni singolo fiore. L'”uomo-ape” come simbolo di un disastro naturale. E a ciò si aggiunge: “Mi dispiace veramente, ma oggi per le api la città è un habitat migliore della campagna.“ L’apicultrice-cittadina berlinese Erika Mayr interviene come ambasciatrice all’Expò nel padiglione tedesco. Circa due terzi delle 100 colture più importanti sono impollinati dalle api – dai pomodori alle mandorle. Vengono utilizzati nella coltivazione destinata a mangime animale. E il 78 per cento delle piante selvatiche fa affidamento sugli insetti. Il ciclo è opprimente: meno api, un minor numero di piante, meno cibo, meno vita. I ricercatori del programma UE stimano il valore economico dell’impollinazione in Europa a 22 miliardi di euro, equivalente a un decimo della produzione agricola dell’Unione.
Barack Obama prende la minaccia seriamente. Il presidente americano ha dato vita nove mesi fa ad una task force. Il suo compito è scoprire il sistema per fermare le morti di massa delle api ed ha stanziato 50 milioni di dollari.
Intanto, però, l’agente patogeno rimane nell’idillio del Salento: scogliere, spiagge di sabbia e mare turchese. Oliveti con alberi nodosi dominano gli interni. Molti sono più vecchi di 700 anni. Il loro olio è una componente essenziale della dieta mediterranea, che viene classificato dall’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. L’otto per cento di olio di oliva vergine sul mercato mondiale proviene dalla provincia di Lecce. Ora lì incombe la morte dovuta a batteri.
Nel settembre 2013 nell’entroterra dell’antica Gallipoli è stato rilevato che gli alberi di un uliveto di due ettari semplicemente seccavano. Ancora oggi turba la vista degli alberi tranciati sul tronco. Si possono riconoscere le tracce evidenti di funghi e Rodilegno. Ma non lontano si vedono crescere ulivi rigogliosi contro il cielo blu.
Un’immagine irritante.
“Ci si aspetta una diffusione più uniforme dell’epidemia”, dice l’agronomo Casili.
Tanto più che il vettore Xylella come batterio ha un raggio di movimento molto limitato. Sembra che uno su dieci degli undici milioni di ulivi nel Salento sia ormai malato. La piaga solleva interrogativi inquietanti. Il procuratore Valeria Mignone tenta di far luce sulla questione. La sua inchiesta è scattata sulla base di denunce da parte di cittadini sospettosi.
Vogliono sapere: Come è arrivata questa disgrazia nel Salento? Mai prima d’ora la Xylella è stata segnalata in Europa, l’agente patogeno non ha mai attaccato l’ulivo. E ancora: cosa è successo ad un workshop internazionale nel mese di ottobre del 2010,dove gli scenziati hanno sperimentato con la Xylella presso l’Istituto Agrario di Bari? Perché lo hanno fatto? Alcuni sostengono che la Xylella sia un cavallo di Troia, odorano un complotto: là dove si è diffusa la Xylella, si è presentata subito dopo Monsanto sul mercato con specie resistenti geneticamente modificate.
A Cristian Casili non interessa questa teoria del complotto, ma lo rende sospettoso il fatto che si sia reagito in maniera così lenta e che le informazioni fornite dalla scienza fossero incomplete. “È eclattante che ancora oggi manchi la prova della patogenicità”, dice. Non ci sono prove che la Xylella uccida gli alberi.
Donato Boscia, virologo botanico presso l’Istituto CNR di Bari, ritiene che si tratti di un “falso problema”.
Il test non ha influenzato le misure coercitive che l’Italia deve prendere contro i batteri. “La Commissione europea non si preoccupa degli ulivi, a lei interessa solo che si tratta di Xylella”, dice il ricercatore. Ad essa si deve che ora 80.000 olivicoltori sono in una guerra di sterminio. Anche se tutti vi prendessero parte, essa non porterebbe a raggiungere l’obiettivo. Poiché la Xylella non colpisce solo gli alberi di ulivo, ma anche altre piante. Peggio: è già dilagata. Ai primi di marzo si è constatata la presenza dell’agente patogeno per la prima volta al di là della zona cuscinetto immaginario, in un uliveto più a nord.
Fertilizzanti e pesticidi hanno indebolito l’ambiente. Il sistema agrario è collassato.
Casili – 39 anni – dice di attraversare la fase più difficile della sua vita. “Si ha la sensazione che siano coinvolti potenti interessi”, dice l’agronomo. Egli ritiene che la manutenzione negligente degli oliveti del Salento, il concime e il maggiore uso di pesticidi abbiano indebolito suoli e ambiente a un punto tale che il sistema agrario è collassato. La biodiversità, che garantiva un controllo naturale dei parassiti, è andata perduta. “Chiaro che adesso è più facile imporre sul mercato insetticidi e specie resistenti.” Ora nel Salento 1.000 agricoltori, a causa dell’imposizione dell’uso di veleno, rischiano di perdere la loro certificazione biologica.
E dove sono le api? Finora è stata una primavera silenziosa.
Daniele Greco non era ancora nato quando il biologo americano Rachel Carson pubblicò il suo libro del 1962 “Primavera silenziosa”. Si tratta di una sorta di Bibbia degli ambientalisti ed ha portato alla proibizione del pesticida DDT. 53 anni più tardi proprio questo incubo di una primavera silenziosa opprime Greco.
La paura rode da anni gli apicoltori, anche nel nord Italia. Francesco Panella l’ha vissuta nel 2006.
Nelle colline del Gavi in Piemonte ne è venuto in contatto giorno dopo giorno con la morte delle sue popolazioni. “Sono caduto in un buco nero”, racconta il capo della Nazionale Associazione Apicoltori. Ci è voluto molto tempo prima di capire cosa stava succedendo. Con il tempo si sono resi conto che cosa avevano fatto agli insetti le nuvole di veleno durante la semina del mais trattato con neonicotinoidi. Alle spalle sue e dei suoi colleghi lascia un anno terribile. Nel 2014 si è dimezzata la produzione di miele italiano. Tuttavia i prezzi non aumentano anche a causa dei rapido incremento delle importazioni di merci adulterati dalla Cina. Là il prodotto naturale viene sapientemente mescolato con lo zucchero ottenuto dal riso ed esportato a prezzi bassi, dice Panella. “Produciamo ciò che gli europei ci chiedono,” gli hanno risposto i cinesi la scorsa estate ad un congresso.
In Italia, il trattamento delle sementi di mais è vietata dal 2009. L’UE ha seguito dalla fine del 2013. E anche se gli apicoltori a Bruxelles hanno una posizione particolarmente difficile contro la lobby agroalimentare tedesco-francese dominante, dice Panella, per lui è stata una svolta: per la prima volta in Europa è stata motivata una proibizione con le conseguenze per l’ambiente. Non con danni alla salute per l’uomo. “Abbiamo notato che le api hanno qualcosa da dirci”, dice il sessantatreenne.
“Che muoiono rivela che l’agricoltura è diventata la più grande distruttrice dell’ambiente.” Tuttavia nel Salento l’Europa e l’Italia fanno ancora orecchie da mercante.